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BloomBoom

 

MUSIC FOCUS:

Hundred Waters - "Boreal"

 

 

Con gli Hundred Waters per fortuna, c'è qualcosa di seriamente speciale in corso, a partire dal loro look folk-alternativo.
Non ho ascoltato tutto il loro album di debutto omonimo, uscito nel settembre dello scorso anno, ma quasi mi sento come non voglio spingermi al di la per adesso.
Dopo aver fatto girare 'Boreal' a ripetizione per l'ultimo giorno, il suo suono mi ha consumato come nient'altro. Potenzialmente, perché suona come nient'altro.
Uno straordinario mix di folk, dream pop e un po 'di dubstep per creare.
La versione dell'album di "Boreal" ribolle in una scintillante grandinata sintetica, come due pennuti pixelati che danzano in volo vorticosi su paesaggi digitalizzati.
E' tessuto insieme sotto l'incantesimo di una viscosa primavera della Florida, da una casa isolata nel bosco in mezzo a una città. La musica prende il largo per mari antichi, trasferendosi impalpabilmente tra mondi di silenzi ululati, aurore boreali e feticci esotici ricoperti di rovi.
'Boreal' lascia intendere che stia per ripetersi un altro qualsiasi di questi progetti meno fortunati; ci sono tanti modi in cui avrebbe potuto essere un fallimento assoluto.
In qualche modo, però, mai del tutto crolla in un mucchio di propria ambizione ed, invece, rimane affascinante dall'inizio alla fine. E dall'inizio alla fine. All'infinito.
Il campo di applicazione pura e semplice dell' impresa è stupefacente.
Questo non è proprio il tipo di canzone che puoi pensare di scrivere, registrare e masterizzare in un paio di giorni. Il fraseggio vocale è ridicolo e ti coglie di sorpresa ad ogni versetto.
Piccole sorte di ouverture jazz si insinuano attraverso gli ascendenti, eterei accordi di synth che solo pronunciano arrivi e ripartenze.
Non ho ancora risolto il significato dietro la sua prosa viola, e non sono sicuro che ne avrò mai la voglia.


credit: Andrea Buglione