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      itaeng
DesirableFreak

 

PHOTO FOCUS:

FREAK OF NATURE

Il corpo scomposto rivela difformità che, una volta calate nel quotidiano, risultano familiari e amichevoli. Un viso dagli occhi sovrapposti, moltiplicati, che pero' non sono inquietanti perché ornano un viso bellissimo, delicato. Quasi riconoscessimo in quell'imperfezione qualcosa che ci appartiene.
Ma questa sensazione di prossimità lascia posto anche ad un eventuale estraniamento dello spettatore di fronte all'opera fotografica e alla sua trasformazione.

ASGER CARLSEN

 

Ci interroghiamo sulla definizione dei corpi e degli oggetti in relazione allo spazio cui appartengono e al modo in cui vengono oggettivati, a comporre delle cravatte per esempio, quasi fossero scherzi della natura utilizzati in composizioni surreali.
Un torso d'uomo è ancora tale, anche quando, gli arti amputati, forma una composizione rovesciata che lo fa somigliare piuttosto ad un arbusto? Invece di provare empatia per questi corpi trasformati in oggetti, percepiamo la distanza che ci separa dal mondo inanimato : ne siamo completamente estraniati.

RACHEL BARAN

 

Le mani si fondono assieme come fossero plastilina, in una contemporanea rappresentazione della «Creazione » che non siamo sicuri Michelangelo avrebbe apprezzato, ma che importa? La sperimentazione è totale, pervasiva, e il corpo intero ne fa l'esperienza.
Contrariamente all'empatia prodotta dall'umanizzazione degli oggetti, ci troviamo qui di fronte ad un totale spaesamento, come se non riconoscessimo più quel corpo come tale.

BARNEY BACKER

 

Altrove, invece, il gioco di forme che investe le superfici del corpo, rendendo la pelle plissettata come fosse materia plastica, oppure forellata, texturizzata artificialmente, ci fa sorridere o rabbrividire. Se i nostri corpi fossero sculture potremmo reinventarne la tridimensionalità, scolpirne la superficie, questo è il messaggio che trasmettono queste opere.

Sfidare la natura a partire dai propri elementi particolari, ricomponendoli e reinventandoli, non è mai stato più affascinante.

credit: Alba Nabulsi