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      itaeng
FoodAddict

 

Cibo spazzatura, noti incarti di snack, insegne di fast food, scaffali di supermercati.
È questo lo scenario di situazioni paradossalmente banali, che celano un'accusa al comfort food e al bombardamento mediatico di marchi e catene multinazionali.

 

Y.ZERB

YUNG CHENG LIN

 

Dopo il boom del luxury food, che si trascina tuttora in una miriade di format televisivi noti ai più, troviamo una visione più commerciale, priva di patina e volontariamente sporca, di quello che è l'immaginario della vita reale e del cibo che la rappresenta.
Editoriali fashion ambientati dentro e fuori dai fast food, tra scaffali dei supermercati e carrelli della spesa, in cui prodotti e marchi sono espressamente manifesti e dove si perde la rifinitura della post-produzione per ricercare una volontaria imperfezione generale.
Lo shooting non rappresenta più un'ambizione, ma si tramuta in reportage di vita comune.

 

GRIND LONDON - lookbook ss 2014

DAN WILTON

 

Ed è esattamente qui che si collocano i due più noti casi del mondo fashion, visti nella fall/winter 2014, dove hanno sfilato cassiere di McDonald per Moschino, e in cui la passerella si è trasformata in corsia di supermercato per Dior.
Ma è l'arte che manifesta brutalmente questo tema, denunciando questa dipendenza tossica dal comfort food, mostrando una situazione di ristagno del consumo alimentare di massa che diventa ordinaria ossessione.

 

ALICE HAWKINS

DOMENIC BAHMANN

 

Succede così che ci riconosciamo in queste rappresentazioni per quello che realmente siamo, sfacciatamente adagiati nei luoghi e nei cibi della banale quotidianità.
Non rimane che goderci il nostro qualunquismo.

 

editorial: Maira Passuello

color card: Monica Montanaro