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REPORTAGE FROM NEW YORK:

DAVID LACHAPELLE - Paul Kasmin gallery exibition


E' come se fosse ormai impossibile definire cosa è giusto o sbagliato nell'arte, una volta che ti ci ritrovi di fronte. Alcune persone dicono che è scioccante per come sia bella, e per alcuni come sia impressionante e schifosa.
David LaChapelle incorpora nelle sue opere dei messaggi subliminali più forti di quelli che immagina lui. Nei suoi quadri li cerchi e dopodiché o te ne innamori o lo odi con tutta te stessa. Lui non spiega mai i suoi quadri, dice che ci sono troppo layers per poter definire e dare il giusto messaggio a tutti quanti.
C'è un famoso detto 'the camera never lies', e se siete persone facilmente impressionabili siete proprio il tipo che LaChapelle cerca di catturare.
Quello che più colpisce di questo singolare genio (si fa per dire) è il modo in cui senza censura né filtri permetta al suo estro creativo di spiattellarci in faccia tabù come profanazione, sesso, omosessualità, nudità ecc fregandosene delle conseguenze/critiche di quelle persone che vengono considerate chiuse, bigotte o forse non semplicemente 'pronte'.
Anche l'errore diventa parte di un' arte delicata e ricercata. Non importa quanto duri si è nell'esplicitare certe cose, l'importante è farsi notare, farsi ricordare e restare sulla bocca di tutti.
Bello o brutto, sta a noi giudicare, ma l'importante è domandarselo.

credit: Paola Libardoni




DAVID LACHAPELLE - Last Supper - 2012

 

DAVID LACHAPELLE - Last Supper - 2003