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      itaeng
LaBiennale14

 

Siamo andati alla 14esima mostra internazionale di architettura a Venezia. L'abbiamo fatto per voi, o forse l'abbiamo fatto per noi, in ogni caso è poco importante. Tralasceremo i dettagli di viaggio, Trenitalia si scusa moltissimo per il disagio, per passare direttamente alla parte focale della questione: le esposizioni.
Prima di iniziare però è fondamentale ragguagliarvi sul tema di quest'anno lanciato dal curatore Rem Koolhaas ovvero "Fundamentals" che consiste in tre mostre legate strettamente le une alle altre: Absorbing Modernity: 1914-2014 (Giardini e Arsenale), Monditalia (Arsenale), Elements of Architecture (padiglione centrale).
Proviamo ad andare con ordine.

 

Padiglione Gran Bretagna - ph Davide Levene

Padiglione Olanda - ph Nico Saieh

 

L'effetto novità di questa edizione sta nella decisione di dare un tema unico, "Absorbing Modernity: 1914-2014" a tutti i padiglioni nazionali, in modo da dare diverse versioni di quello che può essere considerato un tutt'uno di storia, tradizione, cultura ed evoluzione.
Proviamo a rispiegarvelo in altre parole: nessuna nuova; non si sa bene se però possa essere seguito da "buona nuova", in questo caso non ne siamo sicuri. In certi casi ci siamo trovati di fronte a un breve riassunto in stile "negli episodi precedenti" con delle fotografie di evoluzioni architettoniche negli anni, foto molto belle senza dubbio, ma il punto é: qual'è il punto? Ma che punto?
In altri padiglioni la situazione era un po più concettuale, concettuale nel senso che non abbiamo ben capito se eravamo noi il problema o se loro avevano avuto un blackout di idee.
Senza ombra di dubbio qualcuno il punto l'ha centrato in modo assolutamente particolare ed eccentrico come ad esempio la Gran Bretagna, che fa uno studio molto attento su tutti i caratteri della sua cultura riscontrabili nell'architettura dell'ultimo secolo, la Francia, che si pone l'effettivo problema della modernità come promessa o come minaccia, gli Stati Uniti, che ripercorrono il loro progresso in architettura ma lo fanno esponendolo sotto forma di edicola quasi come per necessità di sconfiggere il digitale.

 

Padiglione America - ph Nico Saieh

Padiglione Israele - ph Nico Saieh

 

Bisogna dare il merito anche ad Israele, Austria, Polonia che ci hanno stupito con scritture computerizzate su sabbia, unendo materia comune con tecnologia avanzata, ci hanno fatto cambiare prospettiva visiva grazie a dei modellini di palazzi o monumenti incollati verticalmente alle pareti, i quali preferiamo non riferire a che forme assomigliassero, ci hanno incantato con oggetti impossibili come il baldacchino che sembra avere una lastra sospesa sopra di esso.

 

Padiglione Centrale - ph Davide Levene

 

Ma passiamo ora al padiglione centrale, qui la necessità di scomporre ciò che è stato creato per capirlo e apprezzarlo nuovamente è evidente. Dettagli architettonici vengono mescolati ad accenni storici ed innovazioni straordinarie per la produzione di energia sostenibile. Insomma indubbiamente da vedere e da gustare con calma studiandone i dettagli, che lasciamo fare a voi. Un consiglio nel caso in cui doveste decidere di andare: sappiate che ad un certo punto vi troverete davanti a della gente che salta su un pavimento di plexiglass, ecco, vi preghiamo, non limitatevi a saltarci anche voi aspettando un'illuminazione sul perché lo state facendo, alzate lo sguardo e noterete la barra sensibile che si muove, quella corrisponde a quanta energia immagazzina il pavimento grazie i vostri movimenti. Anche se vi assicuro che non c'è nulla di meglio che guardare persone che saltano senza sapere il motivo, solo perché hanno visto prima di loro altri farlo (lasciamo a voi indovinare a quale tipologia di persone apparteniamo).

 

Padiglione Centrale - ph Davide Levene

 

E per ultimo Monditalia all'arsenale. Cosa? C'era anche quello?
Vorremmo potervi dare informazioni a riguardo, ma ahimè fino a li non ci siamo arrivati. Abbiamo battuto in ritirata con piedi gonfi, vesciche, fame e un quantitativo non indifferente di depliant di qualsiasi tipo (le nostre spalle ringraziano).
Trenitalia non ci ha deluso neanche al ritorno ovviamente, ma malauguratamente non si trattava di ritardi, per una volta avremmo preferito quello.
Ah, dimenticavamo di dirvelo, la caccia ai gadget migliori è stata dura e sanguinosa, a volte quasi violenta, ma non ci preoccupiamo, la borsa di American Apparel del padiglione americano che siamo riusciti a conquistare porta tutto il resto in secondo piano, anche la camminata alla Forest Gump che per i prossimi giorni ci accompagnerà.

 

credit: Giulia Picello & Andrea Masato