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      itaeng
LiarMirror

 

Riflessi, distorsioni e tensioni.
Pone le sue basi nell'architettura, come punto di rottura e denuncia a quei costruiti ingombranti, questa tendenza al camuffamento visivo.
Edifici pesanti travestiti da squarci di cielo ed elementi della natura. Il riflesso del contesto riesce a riportare l'effimero nell'immobile per rimetterci in pace con noi stessi e sentirci meno violentatori del paesaggio.

 

DEREK PAUL BOYLE - Mirror Step

MLRP - Mirror House

 

Da qui il pieno sfogo nel mondo della fotografia e nel mondo delle installazioni artistiche, con l'utilizzo di specchi a metà fra portali svelati ad altri universi, ed elementi di scherno visivo.
Curioso è quanto succede nel design. Probabilmente ridicolizzando quest'uso spropositato dello specchio nelle varie forme espressive, troviamo qui un contrasto spiazzante: l'oggetto riflettente perde la sua funzione originale di vanesi, diventando quindi esclusivamente elemento d'arredo, privo di qualsiasi altro utilizzo.

 

MANU PASTRANA - Abstract Mirror

PHILLIP K. SMITH III - Lucid Stead

 

Malgrado in molti casi ad uno sguardo veloce si perda l'elemento chiave, non è la mimetizzazione perfetta quella ricercata, bensì la sensazione di vertigine data nel momento esatto in cui si scopre l'oggetto celato.
Non si mira all'invisibilità, ma a quella tensione ottica data dalla distorsione della realtà.

 

GRAIN - Bound Mirrors

LAURA WILLIAMS - Invisible

 

È così che partiamo dal falso occulto per lasciare un segno riconoscibile.
Decidiamo di nascondere il nostro operato nel modo più imperfetto possibile, assicurandoci di dimenticare dei segni in grado di riportarlo ad elemento figurativo riconoscibile. Sbagliamo il travestimento, in una chiara quanto tacita testimonianza del creato, o il passaggio in questo mondo risulterebbe totalmente inutile.

 

editorial: Maira Passuello

color card: Monica Montanaro