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PHOTO FOCUS:

JAN Q. MASCHINSKI


Il ritratto dell'assurdo, del kitsch, dell'irriverente (in inglese, "camp") e' un segno distintivo della fotografia e dell'opera di Jan Maschinski. Siamo coinvolti in qualita' di allibiti spettatori, di fronte ad immagini che sovvertono le regole rappresentative della sessualita' come l'introduzione del pugno in gola (un'allusione al fisting?) o che interpellano la societa' del consumo e la mercificazione dei corpi, come nel ritratto di un volto sovrastato e nascosto da un pezzo di carne. "Celle-ci n'est pas une beefsteak" direbbe Magritte, per poi lasciare spazio a citazioni fotografiche di Botero, rappresentanti donne nude dalle curve abbondanti, senza scordare volti allucinati e assuefatti, visi sfigurati da rivoli di sangue, corpi colti in posture antiestetiche.
L'affermazione decisiva del camp, scriveva la Sontag, e' "e' bello cio' che e' disgustoso". "It's good because it's awful" e' anche cio' che sembrano sussurrarci le icone di Maschinski.

credit: Alba Nabulsi