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PrimalWriters

 

ART FOCUS:

TAGLIO NETTO

Si celebra qui un taglio netto, un ritorno alle origini, con l'impulso e la rabbia di una generazione disillusa. I segni elementari gridano un violento rifiuto al nonsence sofisticato, celebrando con segni violenti e decisi una verità talmente veloce che non ammette menzogna.

 

DAVID OWSTROWSKI

 

David Owstrowski crea universi di tela, dentro ai quali si perdono i confini e dove le macchie di diverso colore sono ancore che tranquillizzano appena. I suoi lavori sono romantici e sinceri, tracce della sua vita più intima, che a sua volta è molto simile alle vite incasinate della maggior parte di noi. Tutto ciò traspare dai sui lavori e arriva al fruitore in una modalità così pura e diretta che non si può fare a meno di condividerla.
Siano astratti o fotografici, i lavori degli artisti qui presentati sono accomunati da una smaniosa ferocia di esprimere una verità fuori controllo, una rabbia latente, nel tentativo necessariamente fallimentare di travalicare la razionalità.

 

 

Il lavoro di Josè Parlà nasce a Cuba, dove espone sui muri delle città i ritratti della gente incontrata per strada, ritoccati del suo particolare graffitismo che egli definisce come una calligrafia astratta. Talvolta il suo segno frenetico va fuori controllo e investe tutto lo spazio del lavoro, escludendo il ritratto.

 

VALENTIN FISHER

 

Anche il lavoro di Valentin Fisher ammette la fotografia, ma l'esplorazione è qui più calibrata e delicata, giungendo addirittura a dipingere forme razionali.

 

 

Charlielie Couture, artista a tutto tondo, lavora anch'egli con forme razionali per creare lavori che non lo sono per niente, tentando di trovare il momento di congiunzione fra il reale e la sua interpretazione, di esplorare l'immateriale e l'ignoto con le forme del mondo.

 

JACK HOGAN

 

L'esplosione di segni primitivi ritorna nel lavoro di Jack Hogan, che qui diventa scultura, oggetto tridimensionale, testimonianza di un tentativo di fuga nel mondo reale. Le pennellate diventano materia e abitano lo spazio, eliminano la tela e il suo confine di sicurezza, e si inseriscono a colare senza appigli sugli spazi delle gallerie, alienando definitivamente lo spettatore in uno spazio che ognuno di noi cela dentro di sé.

 


credit: Silvia Danetti