menuredazionecontattitwitterfacebookinstagrampinterestgoogleyoutube

      itaeng
PrimalWriters

 

GRAPHIC FOCUS:

NEVER-ENDING CHILDHOOD

Semplicità. Dopo mille concetti difficili da interpretare, la necessità maggiore è quella di tornare alle radici e alle basi, rappresentando la realtà nel più infantile dei modi. Ogni tanto l'infanzia ritorna, ciclicamente nella vita di tutti, forse per far sentire un po meno inette le persone che ancora disegnano gli omini stilizzati, forse per mancanza di inventiva o forse perché in fondo a volte fa comodo così.
Variazioni sul tema. Di questo si tratta. I colori restano accesi ma la tecnica svanisce, non raggiungendo neanche il livello di un murales ma rassomigliando semplicemente una tag su un muro.

DREW TYNDELL

 

Riferimenti a Basquiat si vedono chiaramente nelle opere di Drew Tyndell, dei loop di grafiche a photoshop, e nelle stampe e nei pattern di Barney Backer.
In entrambi i casi i segni sono grezzi e non curati, pennellate imprecise con però colori accesi di grande contrasto, capaci di catalizzare l'attenzione.

BARNEY BACKER

 

Nel caso delle grafiche di Alexis Beauclair il riferimento invece va quasi a Magritte e al suo La Trahison des images, volgartmente chiamato "Ceci n'est pas un pipe". Disegni semplici. Nessun colore, solo matita e un segno pulito. Il riferimento verbale, quasi di spiegazione, è quello che porta a fare il paragone con il grande pittore surrealista.

ALEXIS BEAUCLAIR

 

Ad ogni modo quello che resta è il concetto di “never-ending childhood”.  

credit: Giulia Picello