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TECHNOLOGY FOCUS:

E QUINDI?

Interazione. Questa è forse la parola più adatta per spiegare questa necessità di sperimentare con la tecnologia. Perchè la componente principale non è più la tecnologia fine a se stessa, ma gli uomini e l'interazione con essa. Eppure è così semplice come appare.
Parliamo di comunicazione mediata e gestita nel progetto di due studenti, Syver Lauritsen e Eirik Haugen Murvoll, che hanno creato un dispositivo in grado di raccogliere i mood dei tweet della città di Oslo e di trasformarli in colate di colore diverso a seconda dei differenti stati d'animo. Un altro tipo di interazione è invece quella creata nel nuovo progetto dell' MIT Media Lab- Tangible Media Group, dove computer e telefono comunicano tra di loro attraverso il contatto diretto tra schermo e cellulare gestito dalla persona.

 

Vediamo poi un altro approccio, diretto ed estetico. 
Il progetto OMOTE di Nabumichi Asai è un mapping facciale, fatto su una persona in movimento e studiato per essere assolutamente reale. 
L'alterazione della realtà ci porta a percepire noi stessi in nuove maniere, ed è quanto succede in Original Ideal, del fotografo Scott Chasserot. Il progetto richiede tre fasi: fotografare dei soggetti privi di gioielli e trucco, modificare, attraverso photoshop, diversi aspetti del volto creando varianti differenti e, per ultima cosa, fare visionare le fotografie ai soggetti, attaccandoli ad un dispositivo che percepisce le onde cerebrali. Attraverso l'analisi degli impulsi l'artista ha ricreato il loro ideale di bellezza. 

 

Riprodurre un flusso di stati d'animo, controllare direttamente la comunicazione tra dispositivi, modificare se stessi in mille modi diversi, capire cosa nel nostro viso non corrisponde ai nostri canoni di bellezza. È tutto molto bello, ma alla fine della giornata la domanda che aleggia è: e quindi?

credit: Giulia Picello