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MUSICVIDEO FOCUS:

LOST INNOCENCE

 

Dei giovani d'oggi si fa sempre un gran parlare. Ammettiamo però che quelli che ci passano sotto gli occhi sono degni di chiacchiera: teenager che giocano a fare i grandi esasperandone gli atteggiamenti, in un'imitazione sospesa tra il grottesco e il ridicolo, che propone innanzitutto un corpo oggetto pronto ad essere venduto e sempre monitorabile, fotografabile, condivisibile, ripreso. Apparire e divertirsi diventano imperativi categorici al quale non ci si può sottrarre – pena l'infamia. Il cinema americano, attento osservatore della sua realtà, ritrae personaggi pronti a tutto pur di festeggiare in "Spring breakers" di Harmony Korine, assetati di sesso e denaro e volti esclusivamente al divertimento – in nome del quale tutto è possibile, giustificabile, rispetto al quale tutto passa in secondo piano. Sophia Coppola, invece, nel film "Bling ring" s'ispira a fatti di cronaca e racconta della gang di teenager agiati ed annoiati che comincia a forzare le serrature delle case dei propri idoli, saccheggiandole. Nel ruolo di protagonista un volto "acqua e sapone", già Hermione di Harry Potter: Emma Watson. Non a caso.

 

Il riscatto delle adolescenti in un mondo di visualizzazioni e social media passa necessariamente dal video, dal fotogramma. Lo provano con il loro video le Wash'n'set, in "Private play", misto di atteggiamenti espliciti e di volti da educanda. Una delle cantanti riprende il ragazzo sotto la doccia con lo smartphone, prima di farsi riprendere a sua volta con una telecamera nell'atto di mimare un rapporto in camera da letto (il perbenismo vuole che non ci si spinga troppo in là nel rendere il concetto). Dicono di sé: "We're sexy, but in the same time we're cute". Provocazione insomma, ma senza esagerare. Le espressioni dei volti rivelano anche una certa dose di autoironia. Il video è stato girato nientemeno che da Richard Kern, egérie underground negli anni '80, oggi fotografo superstar e protagonista di una serie a lui dedicata su VICE ("Shot by Kern"). Intervistato circa il video, il duo hip-hop dice: "Volevamo qualcosa di divertente, sexy ed influenzato dagli anni 90". Il ritorno di miniskirt da educanda, calzettoni e top che scoprono l'ombelico, che strizza l'occhio ad una certa Britney in "Baby one more time". L'iper-sessualizzazione di corpi giovanissimi (un classico nell'immaginario porno-soft di Kern), il look da ragazzina del liceo, alternato a schermate a sfondo fluo, il tutto su di un testo che è il risultato di un freestyle via sms delle due ragazze dopo una sbronza. Insomma, sono ragazzine, lasciatele divertire: "Le performance sul palco stanno diventando qualcosa d'importante per noi. Ci piace darci alla booty dance."

 

E fu così che anche quella sfigata perbene di Hannah Montana, smessi i panni della protagonista di Disney Channel, perse l'innocenza e recuperò in fretta il tempo perduto. Questo accade con un video, "We can't stop", architettato magistralmente, il quale ci colpisce per diversi motivi. Se ad una prima visione emerge innanzitutto la sfrontatezza e l'atteggiamento party hard della protagonista, la seconda scopre le carte del simbolico e del subliminale: gli "smoke dicks" dei ragazzi che mimano l'atto con sbuffi di fumo all'altezza del basso ventre, l'appropriazione razziale di una danza da nigga quale il twerk, ballo da lap dancers molto in voga tra i teen, in presenza delle "amiche dal culo grosso", fatalità, tutte di colore. L'atteggiamento della cantante è volgare, esplicito, grezzo, ghetto – il medesimo video, se girato da una Nicky Minaj o da una Rhianna, ci avrebbe colpito molto meno. L'autoironia lascia posto all'autocompiacimento. Qui, però, lo sfoggio della ricchezza (la dentiera d'oro indossata all'inizio del video), lo spreco diffuso (il pane sul pavimento, il teschio di patatine fritte), il fiorire di status symbols (la piscina, gli accessori costosi, i gioielli vistosi), l'allusione esplicita alla droga (mentre miley dice che la gente sta in fila per il bagno nella speranza di farsi una riga compare la scritta "censored" sulle labbra di una delle bagnanti in piscina), creano un corto circuito: una bianca, poco più che adolescente, che si comporta da nera e sovverte quei canoni da brava ragazza borghese da lei stessa impersonati, col nome di Hannah Montana, fino all'altro giorno!
La sessualità ambigua e pervasiva (Miley lecca una bambola gonfiabile e palpeggia le sue amiche, bacia il pettorale di uno dei tanti ragazzi che la circondano, fa la lotta sul pavimento, si struscia ovunque) risponde al criterio totalizzante dell'esibizione: una vita che è innanzitutto performance, condivisa, permanentemente esposta. E' così che Miley, moderna regnante al cospetto della sua corte, "non può smettere" di divertirsi, vittima della sua stessa fama.


credit: Alba Nabulsi